Durante una marcia gay tenutasi a Padova, in Italia, il 30 maggio, il gruppo omosessuale «Il Mandorlo» ha esposto striscioni blasfemi davanti alla cattedrale. Il gruppo è ufficialmente riconosciuto come «cattolico» dalla diocesi di Padova.
Sui cartelli si leggeva:
- «Eccoci qui alla “fagcession”» (un gioco di parole tra “fag” e “procession”)
- I queer cattolici sono qui
- Sono bello così come sono perché Dio non commette errori
- Dio è queer tra noi
Il vescovo Claudio Cipolla di Padova ha già partecipato in passato a "veglie di preghiera" con quegli omosessuali.
Durante una recente celebrazione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica in Piazza dei Frutti, il vescovo Cipolla ha minimizzato le bestemmie, affermando: «Sono imbarazzato da ciò che hanno fatto questi giovani. Vedere quei cartelli mi ha fatto sentire molto in imbarazzo. Ma vediamo, aspettiamo. È importante che ci sia sempre rispetto per chi la pensa diversamente».
Ha proseguito: «Come vescovo, sono a capo di una grande istituzione che comprende l’intera comunità cristiana, composta da persone con opinioni diverse. Non voglio essere trascinato in una direzione o nell’altra».
Monsignor Cipolla ha ammesso di conoscere personalmente i blasfemi. «Dobbiamo continuare ad amare i nostri figli in ogni caso, e questo è il mio atteggiamento».
Ha confermato che la diocesi ha riconosciuto il loro gruppo: «Nonostante quanto accaduto, mi sembra giusto continuare a essere attenti e rispettosi nei loro confronti, e rimanere aperti al dialogo e accoglienti. Spero vivamente che possano essere lo stesso nei nostri confronti», ha supplicato codardamente.
LaNuovaBq.it descrive questa reazione come pura sindrome di Stoccolma: «L’ostaggio spera di essere trattato bene e giudica le loro colpe con indulgenza perché, dopotutto, sono bravi ragazzi. Insomma, si schiera dalla loro parte anche se loro non si schierano dalla sua (se non forse a parole)».
Traduzione AI