di Plinio Corrêa de Oliveira
AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 73 – Gennaio 1957
Da questo punto di vista, non si potrebbe dire, a rigore, che si tratti di un bell’uomo.
Tuttavia, nessuno può negare che dall’insieme della sua fisionomia si sprigioni una certa sensazione di bellezza. Ma è una bellezza soprattutto morale. Il taglio del volto e la conformazione del cranio sono molto proporzionati. La fronte, le orecchie, gli occhi, il naso e la bocca si accordano reciprocamente alla perfezione.
Ciascuno di questi tratti dà un’impressione di giusta misura, di forza, di regolarità, che sembra trovare nello sguardo la sua più alta e viva espressione. Uno sguardo limpido, sereno, grave, abituato ad analizzare il mondo con senso di dominio e con una fiducia nelle proprie risorse davvero ammirevole. Uno sguardo che lascia trasparire un’anima di tempra virile, capace di affrontare con forza e nobiltà gli urti e i rovesci della vita.
Tale era il romano, come tutti sanno. E queste furono le qualità che seppe comunicare alle sue grandi realizzazioni: l’Impero, il diritto e i capolavori della sua letteratura e della sua arte.
Ma se tale era il romano, in modo del tutto particolare tale era a Roma il militare. Fu infatti per l’alto grado con cui possedevano le qualità del popolo che gli eserciti romani dominarono il mondo.
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Non conosciamo alcun documento capace di illuminarci sulla fisionomia del glorioso Martire. Ma tutto induce a credere che sarebbe stata ancora più grave e forte di quella del romano anonimo della prima immagine.
E ciò tanto più perché San Sebastiano era cattolico. E la grazia, elevando e fortificando la natura, lungi dall’indebolire in lui le virtù del romano, conferiva loro un valore e un’intensità incomparabili.
Come ammettere allora che il nobile capo di coorte somigliasse a questo giovane che, pur trafitto di frecce, sembrerebbe al tempo stesso l’antitesi della mortificazione cristiana e della gravità di spirito?
Si tratta di un giovane ben fatto nel volto e nel corpo, molto sicuro del proprio bell’aspetto, compiaciuto di mostrarsi. Il suo volto ha un’espressione sentimentale e capricciosa. L’atteggiamento del corpo è quello di chi gode mollemente del sole e della brezza, un po’ stanco di stare in piedi. Usa il tronco dell’albero come comodo appoggio e ha trovato il modo di poggiare comodamente i piedi su due rami tagliati. Le frecce non gli causano il minimo dolore.
Nulla, nella sua figura, ci dà l’impressione che stia per morire. Il ricordo di Dio e della vita eterna, la supplica per ottenere la perseveranza finale, la preghiera per la Santa Chiesa, l’invettiva salutare o la parola di bontà rivolta ai carnefici: nulla di tutto ciò si esprime o si rappresenta nel quadro.
Si direbbe che questo giovane, annoiato di trovarsi solo, stia aspettando che vengano a prenderlo per tornare alle occupazioni della vita quotidiana.
In ultima analisi, si tratta di una figura moralmente mediocre, preoccupata esclusivamente di sé e del mondo… nella misura in cui questo la riguarda. Appartiene alla famiglia morale delle anime banali.
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A che cosa mirano questi commenti? A far sentire tutto il male che il Rinascimento pagano fece alle anime, diffondendo attraverso l’arte uno stato d’animo impalpabile ma contagioso, capace di contraddire discretamente tutte le idee della Chiesa sulla perfezione morale.
Un monito per i cattolici, posti di fronte alle aberrazioni ben più gravi di numerosi artisti moderni!
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Per i testi in ITALIANO - Plinio Correa de Oliveira